27 Novembre 2023||

Alimenti che infiammano

Che quello che mangiamo definisca il nostro stato di salute o malattia non è una novità.

Ormai tutti sanno che se si vuole vivere più a lungo e in salute si dovrebbe mangiare in un certo modo.

A prescindere dalle correnti di pensiero. A prescindere dalle diete che vanno di moda al momento.

Tutti sappiamo che dovremmo mangiare più frutta, più verdura, meno dolci, meno insaccati…

Eppure, continuiamo a mangiare male.

Continuiamo a mangiare cibi ultra-processati. Ci piacciono troppo le merendine. Ci fanno troppo comodo le cotolette precotte.

E continuiamo a stare male.

Ma se il collegamento tra l’alimentazione e alcune malattie come il diabete è facilmente intuibile, un pò meno intuibile è capire che quello che mangiamo può farci sentire anche più dolore.

Sappiamo che ci sono alcune tipologie di cibi che aumentano il livello di infiammazione del nostro corpo.

Ma l’infiammazione è sufficiente a giustificare il fatto che sentiamo più dolore?

L’infiammazione cronica dovuta all’alimentazione non porta solo allo sviluppo di malattie croniche come l’Alzhaimer, il morbo di Parkison o altre malattie cardiache.

L’infiammazione cronica abbassa la soglia del dolore.

Stessa situazione, condizioni diverse

Prendete due persone, Marco e Luca. Stessa età, stesso stile di vita.

Marco mangia malissimo. Fast food, merendine, patatine. Oppure qualche volta salta proprio i pasti.

Luca è più attento. Mangia regolarmente, nella giusta quantità, i cibi giusti. Attenzione, non è un fissato. Non diventa matto se mangia 1 grammo di troppo rispetto a quanto aveva pensato. Anzi, ogni tanto durante la settimana si concede anche qualche sfizio.

Entrambi un paio di volte a settimana vanno a giocare a padel e succede che un brutto giorno, vuoi per la sfortuna, entrambi si procurano una distorsione di caviglia. Stessa identica gravità.

Se chiedessimo loro di indicarci quanto dolore sentono su una scala da 1 a 10, il risultato sarebbe probabilmente così:

Marco: 8/10

Luca: 4/10

Marco non appoggia il piede a terra dal dolore e deve essere riaccompagnato a casa.

Luca, ha dolore, certo, ma zoppicando un pò si riveste e torna a casa.

Marco il giorno dopo non riesce ad andare a lavorare.

Luca fa un pò di ghiaccio e poi prende la bici e va in ufficio.

Strano vero? Eppure la distorsione è la stessa. L’ecografia per fortuna non ha evidenziato lesioni strutturali.

Quello che è differente nei due è la PERCEZIONE del dolore.

Ora, la percezione del dolore può essere influenzata da tantissimi fattori.

Ma qui il punto è sottolineare che differenti abitudini alimentari hanno generato due tipi diversi di percezione del dolore. E con questo anche due diversi comportamenti nei giorni successivi.

Marco a distanza di una settimana ha ancora difficoltà a camminare. Inizierà allora a consultare medici, ortopedici, reumatologi, sciamani (tutti sempre a buon mercato, tra l’altro). Farà risonanze magnetiche, TAC, lastre e qualsiasi altro esame diagnostico (che non sono gratis) perchè, ehi, il dolore non passa, ci sarà sicuramente qualcosa!

Luca dopo una settimana è tornato a giocare a padel. Senza Marco.

Perchè alcuni alimenti fanno sentire più dolore?

Ma perchè alcuni cibi favoriscono lo stato di infiammazione del nostro organismo mentre altri lo combattono?

Precisiamo che non esistono cibi “buoni” o “cattivi” in senso assoluto.

Alcuni contengono una concentrazione maggiore di determinate sostanze che possono favorire l’infiammazione.

Ma non è solo come sono composti i cibi. Anche la cottura può peggiorare l’effetto che un alimento ha su di noi. Come viene cotto un alimento può determinare il suo “essere salutare” o meno.

Quello che mangiamo può farci sentire più dolore per 2 motivi principalmente:

1- Alcuni cibi favoriscono lo stato infiammatorio

Questo è il motivo più conosciuto.

Oramai tutti sanno che ci sono cibi che favoriscono lo stato infiammatorio mentre altri lo diminuiscono.

Ma quello che pochi sanno è che aumentare lo stato infiammatorio, oltre che causare una serie di patologie, aumenta la sensibilità al dolore.

Ad esempio, una dieta ricca di grassi (attenzione, non tutti le tipologie di grassi), può provare un’ipersensibilità al dolore. Questo è dovuto per due motivi.

Il primo, banalmente, è l’obesità.

La condizione di obesità è dimostrato essere anche in grado di abbassare la soglia del dolore.

Quindi, ecco che se mangio male e sono obeso ho già due fattori concomitanti che mi faranno percepire molto più dolore rispetto ad un’altra persona che mangia bene e non è in stato di obesità.

Il secondo è dovuto alla sindrome metabolica.

Cos’è la sindrome metabolica? È chiamata anche sindrome da insulino-resistenza, ed è un insieme di condizioni che possono portare a diabete ed altre problematiche cardio-vascolari.

Non pensare che sia una malattia rara.

La sindrome metabolica è formata da fattori come:

  • Pressione alta
  • Glicemia alta
  • Trigliceridi e colesterolo fuori norma
  • Grasso intorno alla vita

Suonano comuni? In Italia, alcuni studi affermano che circa il 31% degli uomini adulti e il 35% delle donne ne soffre.

Tutto questo come già detto oltre a favorire l’insorgenza di ictus, infarti e diabete può peggiorare la nostra percezione del dolore.

Ad esempio le persone con sindrome metabolica hanno maggiore probabilità di soffrire di dolore alla cervicale o alle ginocchia.

Inoltre sono più propense a sviluppare poli-neuropatie, infiammazioni abbastanza dolorose dei nervi.

2- Alcuni cibi riducono la capacità del cervello di modulare il dolore

Ma non è solo lo stato infiammatorio che aumenta la percezione del dolore.

Come abbiamo detto altre volte, la nostra percezione del dolore viene sempre modulata da dei centri cerebrali che “smorzano” questa sensazione.

Sono i centri del cervello che producono sostanze simili alla morfina.

Ecco, in caso di alimentazione errata questi centri non riescono più a svolgere correttamente il loro lavoro.

Per cui uno stimolo che normalmente potrebbe anche non essere doloroso, se mangiamo male lo potrebbe diventare.

E allora come fare?

La risposta è semplice e “dolorosa” allo stesso tempo: mangia meglio.

Non ci sono vie di fuga. Non ci sono integratori magici.

C’è solo da trovare la forza di volontà e il coraggio di prendersi cura di sè stessi, giorno dopo giorno.

Costruire un’abitudine alimentare corretta potrebbe essere tra le cose più difficili da fare. Ma di sicuro è quella che ci darà il miglior ritorno in salute nel lungo periodo.

Ma anche nel breve.

Provate a mangiare bene per 3-4 giorni e annotate per iscritto la differenza in termini di energia, vitalità, fatica durante il giorno, umore.

Quali alimenti?

Le regole sono sempre le stesse.

Più verdura, più frutta, meno dolci, meno cibi precotti, meno carni lavorate industrialmente, meno alcool…

Chiedete aiuto ad un nutrizionista se volete avere un piano preciso, che si adatti al vostro organismo (e ad eventuali patologie coesistenti) e alle vostre abitudini  ma non cadete nella trappola delle diete troppo complesse o “di moda”. I principi di base dell’alimentazione per stare bene sono semplici.

E soprattutto, siate costanti. 

Gli sforzi richiedono tempo per dare frutti duraturi.

Simone

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27 Novembre 2023||

Alimenti che infiammano

Che quello che mangiamo definisca il nostro stato di salute o malattia non è una novità.

Ormai tutti sanno che se si vuole vivere più a lungo e in salute si dovrebbe mangiare in un certo modo.

A prescindere dalle correnti di pensiero. A prescindere dalle diete che vanno di moda al momento.

Tutti sappiamo che dovremmo mangiare più frutta, più verdura, meno dolci, meno insaccati…

Eppure, continuiamo a mangiare male.

Continuiamo a mangiare cibi ultra-processati. Ci piacciono troppo le merendine. Ci fanno troppo comodo le cotolette precotte.

E continuiamo a stare male.

Ma se il collegamento tra l’alimentazione e alcune malattie come il diabete è facilmente intuibile, un pò meno intuibile è capire che quello che mangiamo può farci sentire anche più dolore.

Sappiamo che ci sono alcune tipologie di cibi che aumentano il livello di infiammazione del nostro corpo.

Ma l’infiammazione è sufficiente a giustificare il fatto che sentiamo più dolore?

L’infiammazione cronica dovuta all’alimentazione non porta solo allo sviluppo di malattie croniche come l’Alzhaimer, il morbo di Parkison o altre malattie cardiache.

L’infiammazione cronica abbassa la soglia del dolore.

Stessa situazione, condizioni diverse

Prendete due persone, Marco e Luca. Stessa età, stesso stile di vita.

Marco mangia malissimo. Fast food, merendine, patatine. Oppure qualche volta salta proprio i pasti.

Luca è più attento. Mangia regolarmente, nella giusta quantità, i cibi giusti. Attenzione, non è un fissato. Non diventa matto se mangia 1 grammo di troppo rispetto a quanto aveva pensato. Anzi, ogni tanto durante la settimana si concede anche qualche sfizio.

Entrambi un paio di volte a settimana vanno a giocare a padel e succede che un brutto giorno, vuoi per la sfortuna, entrambi si procurano una distorsione di caviglia. Stessa identica gravità.

Se chiedessimo loro di indicarci quanto dolore sentono su una scala da 1 a 10, il risultato sarebbe probabilmente così:

Marco: 8/10

Luca: 4/10

Marco non appoggia il piede a terra dal dolore e deve essere riaccompagnato a casa.

Luca, ha dolore, certo, ma zoppicando un pò si riveste e torna a casa.

Marco il giorno dopo non riesce ad andare a lavorare.

Luca fa un pò di ghiaccio e poi prende la bici e va in ufficio.

Strano vero? Eppure la distorsione è la stessa. L’ecografia per fortuna non ha evidenziato lesioni strutturali.

Quello che è differente nei due è la PERCEZIONE del dolore.

Ora, la percezione del dolore può essere influenzata da tantissimi fattori.

Ma qui il punto è sottolineare che differenti abitudini alimentari hanno generato due tipi diversi di percezione del dolore. E con questo anche due diversi comportamenti nei giorni successivi.

Marco a distanza di una settimana ha ancora difficoltà a camminare. Inizierà allora a consultare medici, ortopedici, reumatologi, sciamani (tutti sempre a buon mercato, tra l’altro). Farà risonanze magnetiche, TAC, lastre e qualsiasi altro esame diagnostico (che non sono gratis) perchè, ehi, il dolore non passa, ci sarà sicuramente qualcosa!

Luca dopo una settimana è tornato a giocare a padel. Senza Marco.

Perchè alcuni alimenti fanno sentire più dolore?

Ma perchè alcuni cibi favoriscono lo stato di infiammazione del nostro organismo mentre altri lo combattono?

Precisiamo che non esistono cibi “buoni” o “cattivi” in senso assoluto.

Alcuni contengono una concentrazione maggiore di determinate sostanze che possono favorire l’infiammazione.

Ma non è solo come sono composti i cibi. Anche la cottura può peggiorare l’effetto che un alimento ha su di noi. Come viene cotto un alimento può determinare il suo “essere salutare” o meno.

Quello che mangiamo può farci sentire più dolore per 2 motivi principalmente:

1- Alcuni cibi favoriscono lo stato infiammatorio

Questo è il motivo più conosciuto.

Oramai tutti sanno che ci sono cibi che favoriscono lo stato infiammatorio mentre altri lo diminuiscono.

Ma quello che pochi sanno è che aumentare lo stato infiammatorio, oltre che causare una serie di patologie, aumenta la sensibilità al dolore.

Ad esempio, una dieta ricca di grassi (attenzione, non tutti le tipologie di grassi), può provare un’ipersensibilità al dolore. Questo è dovuto per due motivi.

Il primo, banalmente, è l’obesità.

La condizione di obesità è dimostrato essere anche in grado di abbassare la soglia del dolore.

Quindi, ecco che se mangio male e sono obeso ho già due fattori concomitanti che mi faranno percepire molto più dolore rispetto ad un’altra persona che mangia bene e non è in stato di obesità.

Il secondo è dovuto alla sindrome metabolica.

Cos’è la sindrome metabolica? È chiamata anche sindrome da insulino-resistenza, ed è un insieme di condizioni che possono portare a diabete ed altre problematiche cardio-vascolari.

Non pensare che sia una malattia rara.

La sindrome metabolica è formata da fattori come:

  • Pressione alta
  • Glicemia alta
  • Trigliceridi e colesterolo fuori norma
  • Grasso intorno alla vita

Suonano comuni? In Italia, alcuni studi affermano che circa il 31% degli uomini adulti e il 35% delle donne ne soffre.

Tutto questo come già detto oltre a favorire l’insorgenza di ictus, infarti e diabete può peggiorare la nostra percezione del dolore.

Ad esempio le persone con sindrome metabolica hanno maggiore probabilità di soffrire di dolore alla cervicale o alle ginocchia.

Inoltre sono più propense a sviluppare poli-neuropatie, infiammazioni abbastanza dolorose dei nervi.

2- Alcuni cibi riducono la capacità del cervello di modulare il dolore

Ma non è solo lo stato infiammatorio che aumenta la percezione del dolore.

Come abbiamo detto altre volte, la nostra percezione del dolore viene sempre modulata da dei centri cerebrali che “smorzano” questa sensazione.

Sono i centri del cervello che producono sostanze simili alla morfina.

Ecco, in caso di alimentazione errata questi centri non riescono più a svolgere correttamente il loro lavoro.

Per cui uno stimolo che normalmente potrebbe anche non essere doloroso, se mangiamo male lo potrebbe diventare.

E allora come fare?

La risposta è semplice e “dolorosa” allo stesso tempo: mangia meglio.

Non ci sono vie di fuga. Non ci sono integratori magici.

C’è solo da trovare la forza di volontà e il coraggio di prendersi cura di sè stessi, giorno dopo giorno.

Costruire un’abitudine alimentare corretta potrebbe essere tra le cose più difficili da fare. Ma di sicuro è quella che ci darà il miglior ritorno in salute nel lungo periodo.

Ma anche nel breve.

Provate a mangiare bene per 3-4 giorni e annotate per iscritto la differenza in termini di energia, vitalità, fatica durante il giorno, umore.

Quali alimenti?

Le regole sono sempre le stesse.

Più verdura, più frutta, meno dolci, meno cibi precotti, meno carni lavorate industrialmente, meno alcool…

Chiedete aiuto ad un nutrizionista se volete avere un piano preciso, che si adatti al vostro organismo (e ad eventuali patologie coesistenti) e alle vostre abitudini  ma non cadete nella trappola delle diete troppo complesse o “di moda”. I principi di base dell’alimentazione per stare bene sono semplici.

E soprattutto, siate costanti. 

Gli sforzi richiedono tempo per dare frutti duraturi.

Simone

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